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Donatella Airoldi
nata a Bergamo, vive a Milano.
Laureata in psicologia clinica presso l’’Università
di Padova, nel 1997 è co-fondatrice dello spazio Quintocortile
a Milano dove diventa curatrice di numerose
mostre d’arte contemporanea.
Nella profonda mente
Forse l’eliminazione di tutte le caldaie a gas potrebbe portare
a una definitiva dissoluzione del profondo trasformandolo all’istante
in bolle ricamate nel terreno.
Freud cercava di interpretare i linguaggi della mente nella loro materialità
per sorprenderli nei bagni inascoltati di gigantesche terme in disuso.
Origine di bene e male l’inconscio è ventre molle e incandescente,
fucina pronta a forgiare fiumi di metalli preziosi o a esplodere.
Nella profonda mente c’è chi scarpeggia in sequenze dissennate
sorpassando le ansie di sempre per chiedere un’elemosina falsa ai
propri gendarmi affinché pagandoli lascino socchiuse le porte della
cella per fare evadere scuri pensieri rattrappiti. C’è chi
fissa ogni lettera da ballo per riprendersi i passaggi nascosti definendoli
dubitativi o inverosimilmente per legargli le zampe come a falchi imperiosi
pronti all’attacco.
Gli psicologi calcolano ogni passaggio verbale e segnano gli abbozzati
rischi d’incompletezza. La mente sprofonda non sentendo i chiari
o gli scuri, rabbrividisce per i ricordi ancestrali, socchiude gli occhi
aspettando che il pensiero si ripercuota solidamente e rimuova oltraggi
incuneati in distanze abissali. Segreti, emozioni che strabordano, lucide
percezioni e comportamenti compulsivi, sensazioni profonde chiariscono
le esperienze spaccate della realtà come strozzature di ripiegati
gargarismi in schiette fantasie iperboliche.
La nebbia avvìsta ogni cosa e il broglio riecheggia in ogni segmento
mantenuto freddo da spiragli di cappotti non chiusi ermeticamente. La
singolarità dello scorrere nel buio profondo è capire che
in qualche modo può essere rischiarato, magari occupando totalmente
lo spazio vitale e lasciando che immagini d’aria sfiorino la pietra
ruvida. Aprire le mille porte della profonda mente è come sciogliere
tentazioni vitali in corpi sbilenchi che non reggono la situazione verticale
e che si puntellano a ogni piastrella di ceramica sporca.
E’ come sentire che tiepidi spiragli di sentimenti reggono situazioni
incombenti in grado di ripristinare impostazioni iniziali. Come incubi
che sanno trasformarsi in opera d’arte che verrà poi letta,
rivoltata-interpretata, e di cui si arriverà a descriverne anche
le intenzioni, ma che Freud stesso in un momento sfiorato di dubbio alla
fine del suo saggio sul Mosé di Michelangelo scriveva: “…
E se avessimo preso troppo sul serio dettagli che non erano nulla per
l’artista, particolari che egli avrebbe introdotto del tutto arbitrariamente
senza secondi fini?...”
Un ferreo vetro dissipatore di inganni sposta velocemente immagini da
occultare e collauda allestimenti copiosi per falsità sperimentate
da inserire in librerie spogliate.
Ogni segreto vale la pena di trattenerlo in estremità più
lontane, lasciandolo inconsapevole nelle repliche successive, spiegando
agli astanti che i bagliori sono sfumature di stile che a volte offuscano
gli occhi e impediscono spiegazioni o sottrazione di scampo.
Per quanto?
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