Mimma Pasqua

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  Mimma alla 52° Biennale  
Last update: 13-Lug-2007

Mimma Pasqua

Note  biografiche

Mimma Pasqua è nata a Grimaldi (CS).

Nel 1961  si è trasferita a Milano dove ha frequentato l’Università Cattolica laureandosi in lettere con indirizzo artistico.
Ha insegnato nelle scuole medie e ha fondato nel 1988 il gruppo culturale “Lo specchio” per il quale organizza visite guidate, conferenze e corsi di formazione d’arte.
E’ critica d’arte e organizzatrice di eventi artistici.


Fra le mostre curate :

“Libro M. Vuoto d’autore – Omaggio ad Alda Merini” 1996

“Arte da Mangiare” (in veste di critica e di autrice del progetto) 1996 - 1999

“Bianco e Nero” – dedicato a Tina Modotti – 1a  edizione 1999 – 2a edizione 2000

“Sinapsi game” 2001

“Enrico Cattaneo – Vernissages” 2001

“Carmine Caputo – Opere 1982 – 2002”

“Animalidi” 2003 (critica)

“Attraversamenti”  2003

“Trasmigrazioni” 2004

“Omaggio ad Adelaide Gigli” 2004

“Black!”  2007

“Lucio Perna – Miraggio e identità” 2006

“Profondamente – Dedicato a Sigmund Freud”  2007

Sito: www.profondamente.it

Perchè una mostra sul profondo?

Ma poi perché un critico d’arte deve affrontare la dimensione dell’inconscio, rischiando una pericolosa invasione di campo? Le perplessità sono state paralizzanti ed hanno censurato sul nascere il tentativo di fare luce, di spiegare e motivare la scelta tematica di questa mostra.
In realtà anche certe scelte che a prima vista paiono spiegabili hanno motivazioni non consapevoli all’inizio. L’indagine sul profondo muove da dentro e pertanto svela le sue ragioni strada facendo.
Così il critico si muove all’unisono con gli artisti nel tentativo di dare anima e concretezza visiva al suo mondo immaginifico, contaminandolo e mescolandolo a quello degli stessi artisti.
E d’altronde l’opera d’arte ha un carattere sociale, perché presuppone una storia di cui rappresenta una tappa e il critico si fa cantore di questa storia e narra miserie e meraviglie di uno sforzo titanico che si è convenuto chiamare ricerca. Ricerca di sé attraverso l’arte. Del se, inconoscibile, inafferrabile se non per brandelli. Perché è vivo e indicibile se non per l’attimo che si offre ad un sé oggettivato e agli altri, importanti specchi, che ci aiutano ad afferrare la nostra immagine e ad identificarla per nostra. “Se tu non ci fossi // io non saprei chi sono // guardo e colgo nei tuoi occhi // l’immagine di me che mi rimandi //. E sono //. Perché poi questa storia non è solo la sua storia, quella dell’artista, ma anche la nostra e quella della società in cui viviamo, perciò è giustificabile il tentativo di esplorarla e di capirla, anche cercando di afferrare i segni del profondo che vi si celano, affiorando attraverso il linguaggio che si apparenta alla metafora poetica e che diventa mitopoiesi. Che si condensa in improbabili connivenze e analogie, in irrazionali connubi, che ama il travestimento dell’inconfessabile fosse pure in un innocuo cerchio o in un mite triangolo.
Una voluta intrusione del critico che non vuole perdere di vista l’altro nella sua intierezza, non escludendo nulla; di recuperare la sua umanità attraverso la sua dimensione artistica. Un soggiorno a Parigi. Sulle bancarelle libri vecchi, alcuni sul Surrealismo e poi una mostra dell’ 89 su questa corrente artistica. Come critico potrei fornirmi così un alibi storico. Forse fu quella mostra e quel cercare vecchi libri sul Surrealismo l’antefatto di tutto, o forse c’è dell’altro. Quella sensazione di essere in bilico fra il Bianco e Nero. E una ricerca di compagni di viaggio per trovare un senso all’insensatezza. E Freud? Bè, qui si parla di sogni, signori. E di quel serbatoio di sogni che è l’inconscio e pertanto doveroso è l’omaggio a Sigmund Freud, nel 150° anniversario della nascita, allo scopritore di quel mondo da lui studiato e analizzato e che divenne da premonitore di avvenimenti futuri vera e propria terapia, amata, odiata, idolatrata, contestata. Ma non mi avventurerò sul sentiero delle sabbie mobili. So solo che dopo di lui la storia dell’uomo non è stata più la stessa e che l’origine della creatività rimasta a lungo in ombra fu all’improvviso illuminata da un cono di luce di un occhio singolare e trasgressivo. E un po’ inquietante.

Milano 10/01/2007
Mimma Pasqua


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Il seguente testo critico è stato scritto da Mimma Pasqua in occasione della partecipazione alla 52° Biennale di Venezia - Esposizione internazionale d'arte - Eventi collaterali

Leggi il comunicato stampa

 

 

“Camera 312 - promemoria per PIERRE”

www.camera312.it

E’ un viaggio della mente intorno ad una stanza, la 312 dell’Hotel Manzoni, dove Pierre Restany soggiornò per più di trent’anni. Il motore di questo viaggio sono l’emozione, l’affinità di ricordi e la condivisione di un sentimento che legava l’artista Maggi e il critico Restany all’Amazzonia. E’ all’insegna di quel ricordo che avverranno i loro incontri. Qui ed ora, una stanza da letto tout court, divelta dal suo contesto e trasportata in un luogo d’arte a guisa di duchampiana ruota di bicicletta.
Ma su quella stanza e su quei mobili si è sedimentata una memoria, fatta di gesti, di odori, di cose vissute. Una mappa del cuore da seguire cauti e attenti, in silenzio, mentre la mente è invasa da immagini che si intersecano in un territorio di confine fra il noi e l’altro. Un’intrusione dell’occhio autorizzata.
L’istallazione, una dedica/ricordo a Pierre Restany, enfatizza il nostro desiderio (bisogno?) di lasciare una traccia sul sentiero della vita e lo fa usando il post-it, il minuscolo foglietto giallo, che proprio per il suo colore squillante e per la sua facile collocabilità e rimuovibilità, è diventato di uso comune.
Un promemoria, oggetto mediante il quale si compie l’azione di affiggere allo scopo di ricordare. E’ un’istallazione che appare il risultato di una connessione ideale col movimento d’arte teorizzato da Pierre Restany, il Noveau Realisme, sull’uso dell’oggetto al posto della sua rappresentazione.
Una stanza che finisce per assumere il valore simbolico di sostituto in virtù del quale essa stessa è Pierre Restany, perché quei mobili parlano e raccontano di lui che non c’è più e sono quei post-it a ricordarcelo. Quei post-it legati alla quotidianità della vita. L’adozione dello spazio al posto del suo abitatore non è nuova e affonda le radici nel dadaismo e nell’uso che ne fece Beuys.
La novità e l’originalità del lavoro consistono, a mio avviso, nell’effetto contaminante ed invasivo dei post-it, che finiscono per coprire letteralmente lo spazio fisico fino a trasformarlo in uno spazio concettuale, mentre, paradossalmente, come in Wharol col suo ritratto di Marylin, l’iterazione dell’atto sembra contribuire alla vanificazione dell’intento stesso del ricordare.
La massificazione del dolore e di un evento privato come la morte risponde, d’altronde, al criterio della massima diffusione mediatica, perché l’evento possa dirsi avvenuto. Nel caso di un personaggio noto poi questa tendenza raggiunge spesso esiti parossistici e spettacolari.
Anche l’effetto di seriazione è legato alla realtà, quella industriale, e al bisogno di consumo, ossessivamente sollecitato dalla pubblicità. L’atto artistico, pertanto, ha il duplice effetto di associare al ricordo di un personaggio importante per la storia dell’arte la critica sottintesa alla società di massa adottandone modalità di comportamento e mettendone in luce le contraddizioni. Il curatore si è preoccupato di dare una visuale ampia dei linguaggi artistici utilizzando anche video, stampe digitali e interventi manuali che compaiono sui post-it, quale contributo degli artisti partecipanti all’istallazione, coinvolgendo ed avvolgendo lo spettatore. L'opera d'arte è vita, in quanto presuppone il suo continuo rinascere nella percezione visiva delle persone e soprattutto nell’emozione feconda di pensiero che essa suscita nello spettatore. L’arte contemporanea va oltre trasformando, a volte, un evento simbolico in evento agito, come in questo caso. Ruggero Maggi, che ha fatto della partecipazione del pubblico una peculiarità della sua ricerca, ha concepito infatti l’istallazione come work in progress, per cui l’opera si compie nel momento stesso in cui l’atto avviene. In tal modo la visione della stanza che da sola produrrebbe un comportamento di osservazione/contemplazione si trasforma in luogo di relazione e partecipazione.
Lo spazio contenitivo di un evento d’arte diventa cioè spazio esperienziale e la materia cartacea dei post-it, mentre si associa alla permanenza del ricordo, suggerisce nel contempo il senso di fragilità e di precarietà dell’esistenza legato alla sua facile deperibilità. La teatralizzazione dell’evento stesso e la danza / performance nella giornata inaugurale segnano la trasposizione dell’evento in uno spazio più vasto e rimandano ad una metafora espressiva che irrompe nella banalità del quotidiano. L’espressione dei gesti, del corpo in movimento, l’esposizione del letto, ogni cosa sembra rievocare la messa in scena di un accadimento che appartiene alla storia dell’uomo, quando il momento della morte era solennizzato ed acquistava per ciò carattere sacro. Il tentativo di dare un senso al tutto. Di raggiungere l’eternità attraverso il ricordo.

Mimma Pasqua
Milano, 15/03/2007


Comunicato Stampa

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“Camera 312 – promemoria per Pierre”

progetto a cura di Ruggero Maggi per il Milan Art Center all’interno della 52° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

dal 6 giugno al 21 novembre 2007

> inaugurazione domenica 10 giugno 2007 ore 11.00 presso “Camera 312” – Dorsoduro 2537 – Venezia

orario: 11.00/13.00 – 14.00/19.00 chiusura: lunedì

Che emozione improvvisa e violenta la sera in cui mi avvertirono della morte di Pierre Restany.
Sapevo che era malato, ma dalle lettere che avevo ricevuto, trasparivano fiducia e speranza. Quando lo conobbi, a metà degli anni ’70 all’Hotel Manzoni di Milano, venne a conoscenza del mio viaggio nell’Amazzonia peruviana. “Amazzonia” fu per noi la parola chiave che fece scattare un immediato contatto spirituale: anche lui era un grande amante e conoscitore di quella foresta e del suo mondo. Da allora c’incontrammo varie volte e sempre, immediato, riemergeva il ricordo di questo amore comune per la Natura. Natura che, nella propria essenza più integrale, Pierre riusciva a scorgere ormai solo dagli aerei - come mi aveva ironicamente evidenziato in alcune lettere – e che continuava ad affascinarlo con il suo eterno mistero.
Pierre Restany, fondatore del Nuovo Realismo e figura carismatica di critico e di libero pensatore, che ha influenzato in modo preponderante il mondo dell’arte contemporanea, ha soggiornato in maniera continuativa per oltre trent’anni nell’ormai storica camera 312 dell’Hotel Manzoni di Milano; dopo la sua scomparsa ho pensato di rendergli omaggio con un progetto non solo a lui dedicato, ma su di lui incentrato.

L’arredamento originale della camera 312 dell’Hotel Manzoni verrà presentato all’interno degli spazi espositivi, le cui pareti saranno totalmente avvolte da fluttuanti Post-it® gialli.
Proprio il Post-it®, entrato quasi ovunque come oggetto d’uso quotidiano ed il più diffuso sinonimo per riportare alla mente un evento, è l’elemento base delprogetto “Camera 312 - promemoria per Pierre” : un modo semplice, diretto, colorato e fluxus per far annotare ad ogni artista invitato la propria testimonianza poetica.
Per cogliere l’intima atmosfera della stanza attraverso i messaggi artistici appositamente creati, l’installazione inizierà sulle pareti per poi proseguire sui mobili, ricoprendo lo spazio circostante con isole di colore rigorosamente giallo che coinvolgeranno ed avvolgeranno lo spettatore. Sarà proprio questa diversità d’approccio e d’utilizzo di materiali vari (stampe digitali, interventi manuali, video, …) sugli stessi Post-it® a dare all’operazione una visuale il più possibile ampia dei linguaggi artistici contemporanei ed a creare interesse nei visitatori attraverso lavisione integrale dell’intervento site-specific e la molteplicità delle singole opere. Come parte integrante dell’installazione saranno proiettate la performance che verrà presentata il giorno dell’inaugurazione e la puntata, in cui è stato ospite lo stesso Restany, del programma d’arte e cultura “Passerpartout” condotto da Philippe Daverio.Ruggero Maggi

Artisti partecipanti:
LORENZO ALAGIO, CRISTINA ALAIMO, FERNANDO ANDOLCETTI, SALVATORE ANELLI, ENZO ANGIUONI, CALOGERO BARBA, FIORENZO BARINDELLI, PAOLO BARLUSCONI, ANTONINO BOVE, NIRVANA BUSSADORI, CARLO CANE, ANGELO CARUSO, BRUNO CASSAGLIA, MARILÙ CATTANEO, RENATO CERISOLA, COSIMO CIMINO, MARIO COMMONE, NELLÌ CORDIOLI, FRANCESCA ROMANA CORRADINI, MARZIA CORTEGGIANI, CARLA CROSIO, TEO DE PALMA, ADOLFINA DE STEFANI, GIANNI DE TORA, MARCELLO DIOTALLEVI, GABRIELLA DI TRANI, FEDI E GINI, ALBERTO FERRETTI, ROBERTO FRANZONI, FABRIZIO GALLI, ANNAMARIA GELMI, GUGLIELMO GIROLIMINI, LILLO GIULIANA, SALVATORE GIUNTA, ISA GORINI, GIULIANO GRITTINI, FRANCA LANNI, MYA LURGO, RUGGERO MAGGI, CARLO MAGLITTO, ANTONELLO MANTOVANI, RENATO MARINI, MARIA GRAZIA MARTINA, FABRIZIO MARTINELLI, RITA MELE, ANTONIO MENENTI, RENATO MERTENS, SIMONA MORANI, GIORGIO NELVA, PAOLO NUTARELLI, CLARA PACI, GIORGIOPAHOR, SALVATORE PEPE, GIOVANNA PESENTI, RENATA PETTI, PLUMCAKE, TERESA POLLIDORI, TIZIANA PRIORI, ROSELLA RESTANTE, CHIARA RICARDI, GIUSEPPINA RIGGI, FIORENZO ROSSO, ALBA SAVOI, GIANNI SEDDA, EUGENIA SERAFINI, ELENA SEVI, OLIANA SPAZZOLI, FRANCO SPENA, MARIA GABRIELLA STRALLA, EDOARDO STRAMACCHIA, MICAELA TORNAGHI, JUDIT TÖRÖK, DANILA TRIPALDI.Performance di:
KAPPA, SARAH PINI, CRISTINA VIGHI, GIOIA FRUTTINI (musicista), GIANMARCOGAVIANI (videomaker).

Testi critici di:STEFANIA CARROZZINI, JACQUELINE CERESOLI, GAVINA CIUSA, MATTEO GALBIATI, MARIA LAURA GELMINI, LORELLA GIUDICI, ALBERTO MATTIA MARTINI, MIMMA PASQUA, LOREDANA REA, VANDA SABATINO, MASSIMO SCARINGELLA, VIVIANA TESSITORE, EMMA ZANELLA, MARISA ZATTINI.Sito web: www.camera312.it


Il Milan Art Center, fondato e diretto dal 1973 da Ruggero Maggi, svolge un’attività multimediale con particolare riferimento alla poesia visiva, libri d’artista, mail e copy-art, installazioni e performance.
Negli anni ’80 ha curato ed organizzato mostre-eventi legati al movimentogiapponese Gutai, alla Zaum Poetry russa, all’avanguardia latino-americana, cinese, cecoslovacca, romena e di altri paesi europei. Tra le manifestazioni promosse in Italia ed all’estero: “Italian report” mostra d’arte contemporanea italiana itinerante in gallerie e musei del Giappone e successivamente in Corea,”Eco italiana” mostra itinerante in Germania, “La linea infinita” (1993 – Milano) mostra/installazione dedicata a Piero Manzoni nel trentennale della sua morte, progetto che ha coinvolto artisti di tutto il mondo.L’associazione ha proposto inoltre eventi come:
“I metanetworker in spirit” all’interno di Arte Fiera di Bologna nel 1994/1995, “Mediale in erba” al Miart di Milano ed a “Riparte” di Roma, inoltre “Non solo libri”e “Aquarantacinquegiri” in altri spazi espositivi ed, a partire dal 1985 , progetti dedicati alla teoria del Caos:
“Caos Italiano” (1998 – Milano),“Caos – Caotica Arte Ordinata Scienza” (1999 – S.Vito al Tagliamento, Pordenone, Portogruaro e Latisana e quindi presso “L’Umanitaria” di Milano), “Caos” (2000 – Miart ) ed “Isole frattali” ( 2003 – Castell’Arquato), “Caotica” ( 2004 – Vercelli), “Attrazione frattale” ( 2006 –Premio Oscar Signorini – Fondazione D’Ars).

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Lo strizzacervelli - Opera di Sandra MazzonTEST-A

In fila per uno
fiduciosi avanzate.
Noi testiamo
la testa, la mente
ed il cuore.
A misura di testa
tocchiamo dei tasti
che rivelano tosto
la psiche nascosta.
Con rigore testiamo
e con dolcezza tastiamo
il tuo ES, il tuo Ego
ed il tuo Super–Ego:
il profondo testiamo.

Mimma Pasqua
12-03-2007


 


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