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Note biografiche
Mimma Pasqua è nata a Grimaldi (CS).
Nel 1961 si è trasferita a Milano dove ha frequentato l’Università Cattolica laureandosi in lettere con indirizzo artistico.
Ha insegnato nelle scuole medie e ha fondato nel 1988 il gruppo culturale “Lo specchio” per il quale organizza visite guidate, conferenze e corsi di formazione d’arte.
E’ critica d’arte e organizzatrice di eventi artistici.
Fra le mostre curate :
“Libro M. Vuoto d’autore – Omaggio ad Alda Merini” 1996
“Arte da Mangiare” (in veste di critica e di autrice del progetto) 1996 - 1999
“Bianco e Nero” – dedicato a Tina Modotti – 1a edizione 1999 – 2a edizione 2000
“Sinapsi game” 2001
“Enrico Cattaneo – Vernissages” 2001
“Carmine Caputo – Opere 1982 – 2002”
“Animalidi” 2003 (critica)
“Attraversamenti” 2003
“Trasmigrazioni” 2004
“Omaggio ad Adelaide Gigli” 2004
“Black!” 2007
“Lucio Perna – Miraggio e identità” 2006
“Profondamente – Dedicato a Sigmund Freud” 2007
Sito: www.profondamente.it
Perchè una mostra sul profondo?
Ma poi perché un critico d’arte deve affrontare la dimensione
dell’inconscio, rischiando una pericolosa invasione di campo? Le
perplessità sono state paralizzanti ed hanno censurato sul nascere
il tentativo di fare luce, di spiegare e motivare la scelta tematica di
questa mostra.
In realtà anche certe scelte che a prima vista paiono spiegabili
hanno motivazioni non consapevoli all’inizio. L’indagine sul
profondo muove da dentro e pertanto svela le sue ragioni strada facendo.
Così il critico si muove all’unisono con gli artisti nel
tentativo di dare anima e concretezza visiva al suo mondo immaginifico,
contaminandolo e mescolandolo a quello degli stessi artisti.
E d’altronde l’opera d’arte ha un carattere sociale,
perché presuppone una storia di cui rappresenta una tappa e il
critico si fa cantore di questa storia e narra miserie e meraviglie di
uno sforzo titanico che si è convenuto chiamare ricerca. Ricerca
di sé attraverso l’arte. Del se, inconoscibile, inafferrabile
se non per brandelli. Perché è vivo e indicibile se non
per l’attimo che si offre ad un sé oggettivato e agli altri,
importanti specchi, che ci aiutano ad afferrare la nostra immagine e ad
identificarla per nostra. “Se tu non ci fossi // io non saprei chi
sono // guardo e colgo nei tuoi occhi // l’immagine di me che mi
rimandi //. E sono //. Perché poi questa storia non è solo
la sua storia, quella dell’artista, ma anche la nostra e quella
della società in cui viviamo, perciò è giustificabile
il tentativo di esplorarla e di capirla, anche cercando di afferrare i
segni del profondo che vi si celano, affiorando attraverso il linguaggio
che si apparenta alla metafora poetica e che diventa mitopoiesi. Che si
condensa in improbabili connivenze e analogie, in irrazionali connubi,
che ama il travestimento dell’inconfessabile fosse pure in un innocuo
cerchio o in un mite triangolo.
Una voluta intrusione del critico che non vuole perdere di vista l’altro
nella sua intierezza, non escludendo nulla; di recuperare la sua umanità
attraverso la sua dimensione artistica. Un soggiorno a Parigi. Sulle bancarelle
libri vecchi, alcuni sul Surrealismo e poi una mostra dell’ 89 su
questa corrente artistica. Come critico potrei fornirmi così un
alibi storico. Forse fu quella mostra e quel cercare vecchi libri sul
Surrealismo l’antefatto di tutto, o forse c’è dell’altro.
Quella sensazione di essere in bilico fra il Bianco e Nero. E una ricerca
di compagni di viaggio per trovare un senso all’insensatezza. E
Freud? Bè, qui si parla di sogni, signori. E di quel serbatoio
di sogni che è l’inconscio e pertanto doveroso è l’omaggio
a Sigmund Freud, nel 150° anniversario della nascita, allo scopritore
di quel mondo da lui studiato e analizzato e che divenne da premonitore
di avvenimenti futuri vera e propria terapia, amata, odiata, idolatrata,
contestata. Ma non mi avventurerò sul sentiero delle sabbie mobili.
So solo che dopo di lui la storia dell’uomo non è stata più
la stessa e che l’origine della creatività rimasta a lungo
in ombra fu all’improvviso illuminata da un cono di luce di un occhio
singolare e trasgressivo. E un po’ inquietante.
Milano 10/01/2007
Mimma Pasqua

Il seguente testo critico è stato scritto da Mimma Pasqua in occasione
della partecipazione alla 52°
Biennale di Venezia - Esposizione internazionale d'arte - Eventi collaterali
Leggi il comunicato stampa
“Camera 312 - promemoria per PIERRE”
www.camera312.it
E’ un viaggio della mente intorno ad una stanza, la 312 dell’Hotel
Manzoni, dove Pierre Restany soggiornò per più di trent’anni.
Il motore di questo viaggio sono l’emozione, l’affinità
di ricordi e la condivisione di un sentimento che legava l’artista
Maggi e il critico Restany all’Amazzonia. E’ all’insegna
di quel ricordo che avverranno i loro incontri. Qui ed ora, una stanza
da letto tout court, divelta dal suo contesto e trasportata in un luogo
d’arte a guisa di duchampiana ruota di bicicletta.
Ma su quella stanza e su quei mobili si è sedimentata una memoria,
fatta di gesti, di odori, di cose vissute. Una mappa del cuore da seguire
cauti e attenti, in silenzio, mentre la mente è invasa da immagini
che si intersecano in un territorio di confine fra il noi e l’altro.
Un’intrusione dell’occhio autorizzata.
L’istallazione, una dedica/ricordo a Pierre Restany, enfatizza il
nostro desiderio (bisogno?) di lasciare una traccia sul sentiero della
vita e lo fa usando il post-it, il minuscolo foglietto giallo, che proprio
per il suo colore squillante e per la sua facile collocabilità
e rimuovibilità, è diventato di uso comune.
Un promemoria, oggetto mediante il quale si compie l’azione di affiggere
allo scopo di ricordare. E’ un’istallazione che appare il
risultato di una connessione ideale col movimento d’arte teorizzato
da Pierre Restany, il Noveau Realisme, sull’uso dell’oggetto
al posto della sua rappresentazione.
Una stanza che finisce per assumere il valore simbolico di sostituto in
virtù del quale essa stessa è Pierre Restany, perché
quei mobili parlano e raccontano di lui che non c’è più
e sono quei post-it a ricordarcelo. Quei post-it legati alla quotidianità
della vita. L’adozione dello spazio al posto del suo abitatore non
è nuova e affonda le radici nel dadaismo e nell’uso che ne
fece Beuys.
La novità e l’originalità del lavoro consistono, a
mio avviso, nell’effetto contaminante ed invasivo dei post-it, che
finiscono per coprire letteralmente lo spazio fisico fino a trasformarlo
in uno spazio concettuale, mentre, paradossalmente, come in Wharol col
suo ritratto di Marylin, l’iterazione dell’atto sembra contribuire
alla vanificazione dell’intento stesso del ricordare.
La massificazione del dolore e di un evento privato come la morte risponde,
d’altronde, al criterio della massima diffusione mediatica, perché
l’evento possa dirsi avvenuto. Nel caso di un personaggio noto poi
questa tendenza raggiunge spesso esiti parossistici e spettacolari.
Anche l’effetto di seriazione è legato alla realtà,
quella industriale, e al bisogno di consumo, ossessivamente sollecitato
dalla pubblicità. L’atto artistico, pertanto, ha il duplice
effetto di associare al ricordo di un personaggio importante per la storia
dell’arte la critica sottintesa alla società di massa adottandone
modalità di comportamento e mettendone in luce le contraddizioni.
Il curatore si è preoccupato di dare una visuale ampia dei linguaggi
artistici utilizzando anche video, stampe digitali e interventi manuali
che compaiono sui post-it, quale contributo degli artisti partecipanti
all’istallazione, coinvolgendo ed avvolgendo lo spettatore. L'opera
d'arte è vita, in quanto presuppone il suo continuo rinascere nella
percezione visiva delle persone e soprattutto nell’emozione feconda
di pensiero che essa suscita nello spettatore. L’arte contemporanea
va oltre trasformando, a volte, un evento simbolico in evento agito, come
in questo caso. Ruggero Maggi, che ha fatto della partecipazione del pubblico
una peculiarità della sua ricerca, ha concepito infatti l’istallazione
come work in progress, per cui l’opera si compie nel momento stesso
in cui l’atto avviene. In tal modo la visione della stanza che da
sola produrrebbe un comportamento di osservazione/contemplazione si trasforma
in luogo di relazione e partecipazione.
Lo spazio contenitivo di un evento d’arte diventa cioè spazio
esperienziale e la materia cartacea dei post-it, mentre si associa alla
permanenza del ricordo, suggerisce nel contempo il senso di fragilità
e di precarietà dell’esistenza legato alla sua facile deperibilità.
La teatralizzazione dell’evento stesso e la danza / performance
nella giornata inaugurale segnano la trasposizione dell’evento in
uno spazio più vasto e rimandano ad una metafora espressiva che
irrompe nella banalità del quotidiano. L’espressione dei
gesti, del corpo in movimento, l’esposizione del letto, ogni cosa
sembra rievocare la messa in scena di un accadimento che appartiene alla
storia dell’uomo, quando il momento della morte era solennizzato
ed acquistava per ciò carattere sacro. Il tentativo di dare un
senso al tutto. Di raggiungere l’eternità attraverso il ricordo.
Mimma Pasqua
Milano, 15/03/2007
Comunicato Stampa
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“Camera 312 – promemoria per Pierre”
progetto a cura di Ruggero Maggi per il Milan Art Center all’interno
della 52° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale
di Venezia
dal 6 giugno al 21 novembre 2007
> inaugurazione domenica 10 giugno 2007 ore 11.00 presso “Camera
312” – Dorsoduro 2537 – Venezia
orario: 11.00/13.00 – 14.00/19.00 chiusura: lunedì
Che emozione improvvisa e violenta la sera in cui mi avvertirono della
morte di Pierre Restany.
Sapevo che era malato, ma dalle lettere che avevo ricevuto, trasparivano
fiducia e speranza. Quando lo conobbi, a metà degli anni ’70
all’Hotel Manzoni di Milano, venne a conoscenza del mio viaggio
nell’Amazzonia peruviana. “Amazzonia” fu per noi la
parola chiave che fece scattare un immediato contatto spirituale: anche
lui era un grande amante e conoscitore di quella foresta e del suo mondo.
Da allora c’incontrammo varie volte e sempre, immediato, riemergeva
il ricordo di questo amore comune per la Natura. Natura che, nella propria
essenza più integrale, Pierre riusciva a scorgere ormai solo dagli
aerei - come mi aveva ironicamente evidenziato in alcune lettere –
e che continuava ad affascinarlo con il suo eterno mistero.
Pierre Restany, fondatore del Nuovo Realismo e figura carismatica di critico
e di libero pensatore, che ha influenzato in modo preponderante il mondo
dell’arte contemporanea, ha soggiornato in maniera continuativa
per oltre trent’anni nell’ormai storica camera 312 dell’Hotel
Manzoni di Milano; dopo la sua scomparsa ho pensato di rendergli omaggio
con un progetto non solo a lui dedicato, ma su di lui incentrato.
L’arredamento originale della camera 312 dell’Hotel Manzoni
verrà presentato all’interno degli spazi espositivi, le cui
pareti saranno totalmente avvolte da fluttuanti Post-it® gialli.
Proprio il Post-it®, entrato quasi ovunque come oggetto d’uso
quotidiano ed il più diffuso sinonimo per riportare alla mente
un evento, è l’elemento base delprogetto “Camera 312
- promemoria per Pierre” : un modo semplice, diretto, colorato e
fluxus per far annotare ad ogni artista invitato la propria testimonianza
poetica.
Per cogliere l’intima atmosfera della stanza attraverso i messaggi
artistici appositamente creati, l’installazione inizierà
sulle pareti per poi proseguire sui mobili, ricoprendo lo spazio circostante
con isole di colore rigorosamente giallo che coinvolgeranno ed avvolgeranno
lo spettatore. Sarà proprio questa diversità d’approccio
e d’utilizzo di materiali vari (stampe digitali, interventi manuali,
video, …) sugli stessi Post-it® a dare all’operazione
una visuale il più possibile ampia dei linguaggi artistici contemporanei
ed a creare interesse nei visitatori attraverso lavisione integrale dell’intervento
site-specific e la molteplicità delle singole opere. Come parte
integrante dell’installazione saranno proiettate la performance
che verrà presentata il giorno dell’inaugurazione e la puntata,
in cui è stato ospite lo stesso Restany, del programma d’arte
e cultura “Passerpartout” condotto da Philippe Daverio.Ruggero
Maggi
Artisti partecipanti:
LORENZO ALAGIO, CRISTINA ALAIMO, FERNANDO ANDOLCETTI, SALVATORE ANELLI,
ENZO ANGIUONI, CALOGERO BARBA, FIORENZO BARINDELLI, PAOLO BARLUSCONI,
ANTONINO BOVE, NIRVANA BUSSADORI, CARLO CANE, ANGELO CARUSO, BRUNO CASSAGLIA,
MARILÙ CATTANEO, RENATO CERISOLA, COSIMO CIMINO, MARIO COMMONE,
NELLÌ CORDIOLI, FRANCESCA ROMANA CORRADINI, MARZIA CORTEGGIANI,
CARLA CROSIO, TEO DE PALMA, ADOLFINA DE STEFANI, GIANNI DE TORA, MARCELLO
DIOTALLEVI, GABRIELLA DI TRANI, FEDI E GINI, ALBERTO FERRETTI, ROBERTO
FRANZONI, FABRIZIO GALLI, ANNAMARIA GELMI, GUGLIELMO GIROLIMINI, LILLO
GIULIANA, SALVATORE GIUNTA, ISA GORINI, GIULIANO GRITTINI, FRANCA LANNI,
MYA LURGO, RUGGERO MAGGI, CARLO MAGLITTO, ANTONELLO MANTOVANI, RENATO
MARINI, MARIA GRAZIA MARTINA, FABRIZIO MARTINELLI, RITA MELE, ANTONIO
MENENTI, RENATO MERTENS, SIMONA MORANI, GIORGIO NELVA, PAOLO NUTARELLI,
CLARA PACI, GIORGIOPAHOR, SALVATORE PEPE, GIOVANNA PESENTI, RENATA PETTI,
PLUMCAKE, TERESA POLLIDORI, TIZIANA PRIORI, ROSELLA RESTANTE, CHIARA RICARDI,
GIUSEPPINA RIGGI, FIORENZO ROSSO, ALBA SAVOI, GIANNI SEDDA, EUGENIA SERAFINI,
ELENA SEVI, OLIANA SPAZZOLI, FRANCO SPENA, MARIA GABRIELLA STRALLA, EDOARDO
STRAMACCHIA, MICAELA TORNAGHI, JUDIT TÖRÖK, DANILA TRIPALDI.Performance
di:
KAPPA, SARAH PINI, CRISTINA VIGHI, GIOIA FRUTTINI (musicista), GIANMARCOGAVIANI
(videomaker).
Testi critici di:STEFANIA CARROZZINI, JACQUELINE CERESOLI, GAVINA CIUSA,
MATTEO GALBIATI, MARIA LAURA GELMINI, LORELLA GIUDICI, ALBERTO MATTIA
MARTINI, MIMMA PASQUA, LOREDANA REA, VANDA SABATINO, MASSIMO SCARINGELLA,
VIVIANA TESSITORE, EMMA ZANELLA, MARISA ZATTINI.Sito web: www.camera312.it
Il Milan Art Center, fondato e diretto dal 1973 da Ruggero Maggi, svolge
un’attività multimediale con particolare riferimento alla
poesia visiva, libri d’artista, mail e copy-art, installazioni e
performance.
Negli anni ’80 ha curato ed organizzato mostre-eventi legati al
movimentogiapponese Gutai, alla Zaum Poetry russa, all’avanguardia
latino-americana, cinese, cecoslovacca, romena e di altri paesi europei.
Tra le manifestazioni promosse in Italia ed all’estero: “Italian
report” mostra d’arte contemporanea italiana itinerante in
gallerie e musei del Giappone e successivamente in Corea,”Eco italiana”
mostra itinerante in Germania, “La linea infinita” (1993 –
Milano) mostra/installazione dedicata a Piero Manzoni nel trentennale
della sua morte, progetto che ha coinvolto artisti di tutto il mondo.L’associazione
ha proposto inoltre eventi come:
“I metanetworker in spirit” all’interno di Arte Fiera
di Bologna nel 1994/1995, “Mediale in erba” al Miart di Milano
ed a “Riparte” di Roma, inoltre “Non solo libri”e
“Aquarantacinquegiri” in altri spazi espositivi ed, a partire
dal 1985 , progetti dedicati alla teoria del Caos:
“Caos Italiano” (1998 – Milano),“Caos –
Caotica Arte Ordinata Scienza” (1999 – S.Vito al Tagliamento,
Pordenone, Portogruaro e Latisana e quindi presso “L’Umanitaria”
di Milano), “Caos” (2000 – Miart ) ed “Isole frattali”
( 2003 – Castell’Arquato), “Caotica” ( 2004 –
Vercelli), “Attrazione frattale” ( 2006 –Premio Oscar
Signorini – Fondazione D’Ars).
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TEST-A
In fila per uno
fiduciosi avanzate.
Noi testiamo
la testa, la mente
ed il cuore.
A misura di testa
tocchiamo dei tasti
che rivelano tosto
la psiche nascosta.
Con rigore testiamo
e con dolcezza tastiamo
il tuo ES, il tuo Ego
ed il tuo Super–Ego:
il profondo testiamo.
Mimma Pasqua
12-03-2007
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