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Didascalia cha ha accompagnato alcuni miei lavori esposti alla mostra
"ProfondaMente", dedicata a S.Freud e tenutasi a Milano nell'aprile
2007.
Mentre un’ambulanza ormai vuota si apprestava a ripartire per un
nuovo carico,
un agosto torrido a Milano,
un tavolo d’obitorio,
la salma di mio padre,
un poliziotto deciso a combattere la noia,
una patologa insistente, irriverente e irritante come solo certe mosche
sanno esserlo
divennero i personaggi e lo scenario di un processo dell’assurdo
durante il quale Poliziotto e Mosca
si coalizzarono nel cercare di dimostrare
che l’avessimo abbandonato, mio padre,
in quella città arroventata e deserta,
o bastonato
come certi custodi fanno con i cani da guardia
incatenati all’esterno di capannoni chiusi per ferie
e per tre volte,
per ben tre volte,
ne sezionarono il corpo
e per altrettante lo ricucirono,
o meglio, lo rattopparono alla bell’e meglio
accanendosi persino attorno a cicatrici vecchie di decenni
Fu umiliante.
Lo fu per la sua dignità
che era ciò di cui più andava orgoglioso.
Non riuscii a preservargliela, in quel momento, quella dignità,
non ci riuscii.
E mi rubarono le lacrime. Giglio Pasotti
Era l’agosto del 2002 e verso la fine di quell’anno composi
un lavoro piuttosto enigmatico, anche per me, uno dei miei tanti "Senza
Titolo" che non ho mai esposto nè ho mai discusso tra amici,
e che era costituito da una assicella di legno di recupero riportante
l'impronta ruggine di una forbice, sulla quale avevo posto i due emisferi
di un cervello, in parte diritto e in parte adagiato su un fianco.
Oggi, la tematica di questa mostra, mi ha permesso di rivisitare quel
lavoro sottomettendolo ad analisi. Dalla analisi della rimozione delle
motivazioni iniziali sono così nate queste due proposte ("Senso
di colpa #1", "Senso di colpa #2"), che vanno però
intese come una composizione integrata.




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